30 marzo 2011

Il cannolo

Quello dolce. Da bambina era " la pasta " proibita, non me lo compravano mai! Era inevitabile che
la crema scendesse, come un fiume in piena dagli argini, posizionandosi nel vestitino,quindi si
ripiegava sempre sul pasticcino con la marmellata, o la brioche vuota.

Poi negli anni , memore del passato, sceglievo qualcosa di più semplice da mangiare
in pubblico, tutt'al più un budino di riso, anche se lo zucchero poteva fare dei brutti scherzi.

Ma cosa c'è di più godurioso che mangiarselo a casa.
Addentare la pasta sfoglia, così friabile e briciolosa, che si porta dietro la crema pasticcera
e pazienza se fuoriesce, le dita ci sono apposta per recuperarla, perchè è cosi buona che nulla
deve andare perduto. Per arricchirlo ulteriormente mettiamoci anche una granella di nocciole,
ho seguito il consiglio di Luca Montersino nel suo libro Croissant e biscotti.

Per il cannolo possiamo usare una pasta sfoglia che troviamo in commercio, o se abbiamo
tempo, possiamo farla da noi.
Prendiamo una forma da connolo e fatti con la pasta sfoglia dei rettangoli lunghi 15 cm.
e larghi 2cm. li arrotoliamo accavallandoli di mezzo centimetro e li bagnamo con una
pennellata di acqua, li passiamo nello zucchero semolato, inforniamo a 160° fino a che
non sono dorati.

La crema pasticcera:

  • Ingredienti:
  • Latte 500ml
  • Stecca di vaniglia 1
  • Zucchero 150g.
  • Tuorli 6 
  • Farina 50g.
Mettiamo il latte con dentro la stecca di vaniglia a bollire, i tuorli con lo zucchero li montiamo
con le fruste elettriche e aggiungiamo anche la farina, per non formare grumi possiamo anche
lasciare un po' di latte senza farlo bollire  e lo  aggiungiamo a questo punto della preparazione.

Il composto con i tuorli lo aggiungiamo al latte bollito e rimettiamo tutto sul fuoco fino 
all'addensarsi del composto.
Mettiamo in un recipiente largo con sopra la pellicola a raffreddare in frigo.
Riempiamo il cannolo con la crema, della granella di nocciole e zucchero a velo.

                                                                                            

    29 marzo 2011

    Un tapiro al Gambero Rosso


    "Ma che la mi combina Signor Gambero Rosso" direbbe Valerio Staffelli con in mano il Tapiro d'oro

    Vi devo dire la verità erano diversi anni che non compravo più il Gambero Rosso, ma oggi, che
    mi sono lasciata abbindolare, più dall'inserto, che dalla copertina della rivista, mi sono resa
    conto che ho fatto un terno al lotto (ho risparmiato un sacchetto di soldini).

    La rivista contiene 290 pagine e 111 sono di pubblicità a pagina intera, di vini (un buon 90%),
    10 a metà pagina e più scandaloso nella rubrica "il gambero verde" si parla di riso e a fondo
    pagina c'è la pubblicità di un marchio di riso biologico.

    La grafica imbarazzante; si incomincia a leggere un'articolo e si continua con leggere la pubblicità,
    tanto le due cose sono in simbiosi. La confusione è veramente da giornalino goliardico.

    Viene da chiedersi: ma di questi 111 vini pubblicizzati come si sta con i redazionali, e le guide allora?

    Non voglio rispondermi, altrimenti si andrebbe molto lontano.
    Volete sapere quale Gambero Rosso rimpiango: l'inserto del Manifesto.

    Riflessioni a voce alta di un comune lettore.

    27 marzo 2011

    Come non procedono i lavori

    Si sa quando si inizia, ma non si sa mai quando si finisce.... e per esperienza non si finisce mai.
    Tutti siamo terrorizzati di chiamare i muratori in casa e tanto più se in questa casa continuiamo 
    ad abitarci. Le nostre abitudini si rivoluzionano, i nostri riferimenti spariscono, come spariscono
    le nostre abitudini, tutto è arrangiato per un domani da sogno. "Abbi pazienza vedrai come
    viene bene dopo...!" si, ma quando viene il dopo, è questo che ti tiene sveglio la notte e il giorno.

    La prima cosa sono i permessi da presentare al tuo Comune, quando hai capito quali sono gli
    orari di ricevimento hai già perso due giorni. Ti ricevono, hai in mano tutte le carte, in ordine,
    prendi il numerino, aspetti fiduciosa, dai ci siamo....oddio mi sarò dimenticata di qualche foglio?
     No...e no signora qui manca la carta catastale, qui non è conforme e passano altri giorni.

    Torni di nuovo in Comune consegni tutto; dobbiamo aspettare la Dia, ci vuole il Durc della ditta, passeranno 20 giorni per l'altra domanda, si aspetta l'assenzo della Soprintendenza dei Beni Culturali.
    Signori miei lasciamo stare, altrimenti a fine lavori, se non sei abbastanza in equilibrio mentale, 
    ti ricoverano in una cameretta arredamento minimale, minima spesa.    


    E intanto sogni come potrebbe venire la cucina, dobbiamo ordinare la cappa, confrontiamo i prezzi
    e qui siamo fregati: non ci sono solo i negozi della tua città o quelli delle città vicine alla tua e no...
    adesso ci sono anche i negozi virtuali e tutto si complica.
    Abbiamo trovato il modello che ci piace e con la sigla dell'articolo sono tre giorni che proviamo e
    riproviamo tutti i negozi della rete: uno ti offre un buon prezzo, ma l'invio è alto, l'altro invia gratis
    oh, ma l 'offerta è scaduta un giorno prima.
    Tutto questo per un solo pezzo e l'angoscia si ripeterà per tutti gli  elementi di cui si comporrà questa benedetta cucina?

    Qui sarà la cucina con vista                                                 
    Apriremo e chiuderemo

    I vetri per chiudere la loggia come devono essere? Scorrevoli, fissi, basculanti, termici, basso emissivi,
    insonorizzanti.... tutto e di più.

    E il classico è che, quando tutto sembra fili liscio, nasce l'intoppo e ci fermiamo, l'elettricista
    aspetta l'idraulico e il muratore non può andare avanti perchè aspetta tutti e due. Mettiamoci
    d'impegno e finiamo il puzzle.
    ( prima puntata)




    25 marzo 2011

    Polpo e patate

    Puliamo il polpo, cioè togliamo gli occhi, il becco che si trova al centro dei tentacoli, ma non lo
    spelliamo che verrà meglio farlo dopo averlo lessato e laviamolo.

    Mettiamolo a cuocere in acqua insaporita da carota, cipolla, sedano e sale. Il grado di cottura lo giudichiamo infilandovi una forchetta,  uno stecchino.....

    Cuociamo le patate, mettiamole in acqua fredda con la buccia oppure, se il tempo manca avvolgiamole nella pellicola da alimenti una ad una e poniamole nel microonde per 15 minuti, anche qui giudichiamo la cottura infilandovi la solita forchetta......

    Cotto il polpo, cotte le patate, puliamo il polpo dalla membrana superficiale e le patate dalla buccia, tagliamo tutto a tocchetti condiamo con olio  extravergine, pepe macinato e prezzemolo
    mettiamo in tavola


    Spaghetti alle vongole

    E' un piatto nato nel napoletano che si cucina in tutta Italia.
    Ritengo che non sia da fare all'ultimo secondo, la sua preparazione scandisce il tempo.

    Le vongole vanno tenute sotto l'acqua fredda, ma solo per lavarle e togliere i piccoli detriti, perchè
    la vongola " tutta rena " ci capiterà, esclusivamente,poveri noi, solo dopo averle tenute per
    6 minuti al vapore o sul fuoco basso.
    E' la rena il nemico numero 1.

    Controlliamole una ad una, quando sono aperte. Il liquido che rimane dall'apertura delle stesse,
    va filtrato e tenuto in conto, è quello che ci servirà per finire di cuocere la pasta.

    Le saltiamo in un battuto di prezzemolo, aglio, olio e aggiungiamo il liquido. Possiamo gettare
    la pasta a mezza cottura e poi la lisciamo in padella o addirittura la risottiamo, cioè partiamo 
    con gli spaghetti crudi e li  portiamo a cottura con il liquido delle vongole.Usiamo spaghetti che si prestino a questa preparazione, come un monograno.


    22 marzo 2011

    Al contadino non far sapere ...

    Il proverbio mi sta proprio addosso: quanto me piace il cacio con le pere!!!

    La forma di pecorino nella mano sinistra e con la destra, unta di olio, si accarezza delicatamente.
    Attenzione il massaggio è rotatorio fatto a penetrare questo unguento salutare che tiene morbida
    la crosta,e poi di nuovo al suo posto e via l'altra; si passa sotto l'altra fila, fino all'ultima e
    per stasera abbiamo finito e domani sera veniamo di nuovo a dare uno sguardo.

    Questi erano i ritmi lenti che accompagnavano le mie uscite di nipote per mano al nonno e il suo
    frasario, alcune volte per me incomprensibile, di risposta alla domanda di quando finalmente
    si sarebbe mangiato questo farmaggio: "o nini, presto presto, intanto te devi stare zitta e......
    "  al contadino non lo far sapere quant' è bono il cacio con le pere   "
    Il nonno e la piccolina
    Io sono questa, curiosità innata fin da piccola di tutto quello che era cibo e una voglia smisurata
    di capire, imparare, osservare e perchè no di fare e gustare.




                           TIMBALLO DI PECORINO CON PERE CARAMELLATE


    • Ingredienti per 4 persone.
    • Per il timballo

    • Pecorino toscano 220g.
    • Latte 300ml.
    • Burro 15g.
    • Uova 3
    • Farina 1 cucchiaio

    • Per le pere:
    • Pera 2
    • Zucchero 3 cucchiai
    • Vin Santo 1 cucchiaio
    Ammetto che mangio di un volentieri il formaggio con le pere, che ho voluto rendere l'accostamento
    un  po' più "noble".

    Facciamo con il latte, il burro e la farina una besciamella, ad essa aggiungiamo il pecorino 
    grattugiato, fuori dal fuoco rigiriamo fino a quando il formaggio si è completamente sciolto.
    Lasciamo raffreddare.
    A composto freddo aggiungiamo una per volta le uova.
    Le formine monodose vanno imburrate e infarinate, riempite con il composto e messe a cuocere
    a bagnomaria nel forno a 150°C per 25 minuti o comunque devono formare una crosticina
    in superficie.

    Per le pere caramellate: tagliamole a fette e facciamo con lo zucchero un caramello leggero
    in una piccola padella antiaderente, aggiungiamo anche il Vin Santo e le pere,quando hanno preso la colorazione bruna, la metà di esse le frulliamo con il mixer per formare una salsa, le altre,
    le lasciamo intere da gustare con il timballo di pecorino.

    Con questa ricetta partecipo al contest di http://it.julskitchen.com/ " Se tu fossi una ricetta.." in collaborazione con http://www.macchine-alimentari.it/




    20 marzo 2011

    Peposo

    Si  racconta che Filippo Brunelleschi abbia ordinato, per la  costruzione della Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, tutto il materiale all'Impruneta; il lavoro fu certamente lungo perchè  sono serviti
    molti  mattoni.

    Le maestranze dovevano mangiare ed erano molte le bocche da sfamare e meglio se a basso costo.
    C'erano i forni che lavoravano e il loro calore poteva servire anche per cuocere il cibo.

    Così nacque il peposo: scarti di carne, pepe che aiutava a camuffare il sapore della carne, vino,
     anch'esso che si adoperava per conservare la carne e per togliere gli odori sgradevoli e l'aglio
    tutti e tre dei grandissimi antibatterici. La conservazione a quei tempi lasciava a desiderare.
    Il tutto veniva messo a cuocere davanti alla bocca del forno, lentamente per 3 o 4 ore.

    Mi raccomando niente pomodoro e niente olio.
    Io con gli anni ho portato alcuni accorgimenti, ma esclusivamente di natura tecnica.
    1) Il pepe in grani l'ho raccolto in piccoli sacchetti fatti con la garza, in modo che rilascia tutto
    l'aroma senza ritrovarlo nel piatto.
    2) Anche i grassi del muscolo di manzo li racchiudo in una garza, in modo che fuoriesce il gusto
    e la carne risulta del tutto priva di callosità.
    3) Aggiungo anche un po' di aceto, perchè sicuramente si avvicina più al sapore del vino
    di quei tempi.



    • Ingredienti:
    • Muscolo di manzo 1 Kg.
    • Vino 1e1/2 bottiglia di Chianti
    • Aceto 1 bicchiere
    • Aglio 10 spicchi
    • Pepe in grani 100g.
    • Sale
    Prepariamo i sacchetti di pepe,  puliamo gli spicchi d'aglio, e la carne la tagliamo a tocchetti
    mettendo le callosità in un sacchetto fatto con la garza. Mettiamo il tutto in una teglia,  ricopriamo
    con il vino e l'aceto e saliamo.


























    Noi non possiamo certamente metterlo davanti alla bocca del forno, se qualcuno ha un forno a legna
    può provare. Ricopro la teglia con un foglio di carta da forno bagnata e strizzata poi la
    pongo nella più bassa griglia del forno ad una temperatura  di 120°C e lo faccio cuocere
    per 2 o 3 ore. Sentite voi con una forchetta  quando è a cottura.

    L'importante dobbiamo controllare che non rimanga mai senza liquido.
    Finito di cuocere, togliamo il liquido e portiamolo a restringere fino a formare una crema,
    ci possiamo aiutare in questo a fare con il vino una piccola besciamella: sostituiamo il burro
    con un cucchiaio di olio, farina e al posto del latte abbiamo il vino.

    Ho accompagnato il peposo con patate alla fattoressa cioè cotte con pomodoro, salvia, aglio 
    e portate a cottura con un brodo vegetale.




    19 marzo 2011

    Crostata per S. Giuseppe

    Oggi, 19 marzo, si festeggia San Giuseppe e per un giorno si lascia  in disparte la Quaresima e
    si banchetta con i dolci. In Toscana sono le frittelle di riso a farla da padrone nelle tavole.

    Da diversi giorni avevo in mente di fare una crostata con il riso, che avevo letto nel piccolo
    libro " Crostate per tutte le stagioni ", e quale miglior occasione di oggi che il riso è un
    ingrediente speciale di questa giornata.

    Facciamo una pasta frolla:

    Farina 500g.
    Burro 300g.
    Zucchero a velo 200g.
    Tuorli d'uovo 4
    La scorza grattugiata di un arancia
    Sale

    Amalgamiamo insieme il burro freddo con la farina e il composto risulterà sminuzzato, ma ad esso
    aggiungiamo i tuorli d'uovo, la scorza grattugiata dell'arancia, lo zucchero e il pizzico di sale
    e il tutto prenderà consistenza, con esso formeremo una palla che metteremo al fresco in frigo
    per 1 ora.

    Cuociamo il ripieno:

    Riso a chicco piccolo 200g.
    Latte intero 1 litro
    Zucchero semolato 100g.
    Uova 2
    Burro 50g.
    Scorza grattugiata di 1 arancia
    Vin Santo 1 bicchierino

    Mettiamo a bollire il latte con la scorza dell'arancia grattugiata e aggiungiamo il riso. Portiamo a cottura
    in modo lento e quando ha raggiunto la consistenza di un risotto, aggiungiamo il burro, lo
    zucchero, il Vin Santo. Appena il composto è freddo si incorporano anche le uova.



    Ho cotto la crostata in una teglia rettangolare con sotto la carta da forno per una migliore
    fuoriuscita. Ho steso la frolla e ho riempito con il composto di riso, sopra ho messo strisce
    di frolla abbastanza larghe quasi a coprire tutta la superficie.
    Inforniamo a 180°C per 40 minuti.













    Idealmente vorrei dedicare questa fetta di torta all'equipe del Bloggatore in cucina http://cucina.ilbloggatore.com/ che hanno introdotto il mio blog nel loro sito. Grazie.








    18 marzo 2011

    Ragù di carne

    Nel post dei cannoli ripieni di ricotta e spinaci avevo precisato che all'interno c'erano altre
    preparazioni che davo per scontate, ma adesso ne spiegho subito una.

    Dobbiamo avere pronto un buon brodo di carne o di verdura per fare in modo di poter via via
    allungare il nostro ragù di carne.

    Ingredienti

    • Macinato di carne 500g.
    • Salsicce di maiale 2
    • Odori per il soffritto ( anche una foglia di alloro)
    • Pomodoro 4 cucchiai
    • Olio extravergine di oliva
    • Sale e Pepe
    Per questa prima fase è bene prendere un recipiente con il fondo abbastanza largo non importa
    l'altezza in modo che la carne stia stesa è che tutta possa raggiungere lo stesso grado di rosolatura.

    Mettiamo l'olio d'oliva per il soffritto, la quantità a seconda se si vuole più o meno il ragù olioso,
    poniamo le verdure e lasciamo stufare piano piano, aggiungendo anche un po' di brodo per
    lasciarle cuocere.
    verdure del soffritto
    Si aggiungono le due qualità di carni e si  alza un po' il fuoco, fino a far rosolare la carne, precisiamo
    che la carne deve arrivare ad attaccarsi un po' al recipiente, questo è il momento che bisogna stare
    più accorti, deve attaccarsi ma non deve bruciare.


    A questo punto si bagna con un buon vino rosso e si lascia sfumare. Cioè, ragazzi, mettiamo il naso sopra la preparazione, non dobbiamo più sentire odore di alcool. Mi rivolgo sempre ai giovani
    amici miei.

    E' il momento del pomodoro, 4 cucchiai, se avete un sugo di pomodoro già fatto va bene quello,
    altrimenti prendete dei pelati.

    Amalgamate tutto con un mestolo e aggiungiamo piano piano, un po' per volta il brodo, che abbiamo
    mantenuto sempre caldo.
    Adesso il ragù deve cuocere piano piano per molto tempo ed è pronto quando l'olio è in superficie
    sotto forma di una pellicola.


    L'avete cotta la pasta? E allora che aspettate rigiriamola nel sugo e buon appetito!




    16 marzo 2011

    Ricordi

    Le persone che ci hanno lasciato fisicamente, sono certa, ci accompagnano nel nostro quotidiano.
    Ed oggi ho sentito proprio questo.
    E' una giornata particolare, e tu lo sai bene! Stamani non ero sola, il tuo ricordo mi ha
    portato a compiere gesti che non facevo da tanto tempo, forse da quando ero piccola, ma allora era curiosità infantile.

    Dove sono le tue foto?  Ho cercato, ne avevo in mente qualcuna in particolare che da troppo
    tempo giacevano tra scatole, ducumenti, bollette ormai inutili. E piano piano mi sono tornati
    in mente tanti, tanti episodi non sempre piacevoli, ma che hanno fatto parte della tua vita e della mia
    insieme a te.

    Ne ho trovata subito una, che da piccola adoravo "sembri un attore " ti dicevo e tu sorridevi.
      E poi c'era un'altra, con un gran cappello, e una con l'impermiabile: Humphrey Bogart in Casablanca !



    Come eri magro!  Io non ti ricordo così, qui eri veramente molto giovane, io sono arrivata più tardi,
    ma le foto di questo periodo erano quelle che più mi incuriosivano da bambina, insieme
    ai tuoi racconti.

    Berlino, Baden Baden, Roma, grandi alberghi, grandi banchetti, grande disciplina nel lavoro
    e anche grandi sorprusi, lavori non tutelati, la vita da lavoratore in un paese straniero.
    Queste erano anche le " fiabe " che mi piaceva ascoltare e tu non ti stancavi mai di
    narrare, perchè erano il tuo vissuto e da lì io dovevo prendere esempio e mi dovevo
    foggiare.

    Berlino



    Poi quando parlavi tedesco, che fascino , mio padre che sapeva interloquire con degli
    stranieri e per me piccolina era veramente uno spettacolo: "babbo, babbo che hanno detto? "
    E questo ti ha facilitato, al tuo ritorno in Italia, per poter trovare un lavoro, e infatti praticamente
    non hai più smesso di lavorare.

    Il tuo sogno si è avverato: hai potuto aprire una tua attività e negli anni tu ne hai fatta di
    strada, quella era la tua vita e la tua casa, hai trascorso tutto il tuo tempo, prima
    dietro una stufa a legna, poi via via fino al forno a convenzione.
    Non c'erano feste, non c'erano soste, ma quella era la tua gioia.

    Anche la tua salute era dietro a tutto, ti ho visto lavorare con una benda ad un occhio,
     non ti fermavi, dove la prendevi tutta quella forza? Poi anche tu ti sei dovuto
    arrendere e mi sembrava giusto subentrare e darmi da fare seguendo il tuo insegnamento.
    Quante volte ci siamo scontrati, io non potevo essere alla tua altezza, ma andavo
    avanti e sono andata avanti.

    Tu sai bene che giorno è oggi, è la fine di una storia lunga due generazioni, ma non è certamente
    una sconfitta anche tu sono sicura che avresti agito come me.
    Solevi dirmi: "Ragazza mia, goditi la vita! " La ragazza ormai non c'è più , c'è una donna
    di una certa età che ormai sentiva la stanchezza fisica di un lavoro entusiasmante
    che ti ringrazio di avermi insegnato. Ciao babbo!

    15 marzo 2011

    Dolce al caffè

    Non sempre si può stare in cucina per ore, e non tutti hanno voglia di stupire con preparazioni
    che richiedono tra l'altro molta pratica ed esperienza.
    Mi rivolgo con questa ricetta anche ad i ragazzi più giovani che mi seguono e che considero al pari dei miei figli, con i quali ho trascorso in questi anni delle bellissime ore; tutti seduti intorno ad un tavolo 
    davanti ad un buon dolce o ad un piatto di pasta, a parlare dei loro progetti futuri, delle loro prime esperienze di vita, e a consolarli per le loro prime delusioni.

    Adesso che c'è meno possibilità di fare questo, invio loro queste piccole ricette che ho
    etichettato" elementari "e sono sicura che con questi "pensierini " mi sentono ancora vicino.

    In dispensa dobbiamo avere:

    • Savoiardi 16
    • Illyquore liquore di caffè 200g.
    • Mascarpone 150g.
    • Panna liquida fresca 150g.
    • Zucchero a velo 50g.
    • Caffè espresso liofilizzato
    Mettiamo il mascarpone in un recipiente, uniamo lo zucchero a velo fatto scendere da un setaccio
    e 2 cucchiaiate colme di caffè liofilizzato, rigiriamo fino a far divenire il tutto una crema liscia e
    omogenea.

    Montiamo la panna ed incorporiamola al precedente composto in maniera delicata con movimenti
    del cucchiaio di legno dall'alto al basso e viceversa.

    Poniamo in un piatto fondo il liquore, allungato con un po' di acqua, o altrimenti se non vogliamo
    mettere liquore, possiamo fare una bagna con il caffè espresso anch'esso diluito.

    Intingere i savoiardi nella bagna, leggermente, perchè devono mantenere la loro consistenza 
    poi sistemarli ben vicini l'uno all'altro e porvi sopra metà del composto, di nuovo gli otto
    savoiardi rimasti e coprire  con l'altra metà di crema.
    Tenete il dolce in frigo per un'ora prima di servirlo 

    Per decorare vi potete veramente divertire, con la panna, con il caffè, con una granella di nocciole...... 



    12 marzo 2011

    Tonno al sesamo

    Ricollegandomi al post dei calamari ripieni, insieme ho comprato il tonno, infatti quando
    l'ho visto mi è venuto subito in mente di farlo con i semi di sesamo, non mi ricordo dove
    l'ho letto, dove l'ho visto, ma dalla mia memoria è affiorato questo ricordo.

    Ho preso le fettine di tonno e le ho passate nei semini di sesamo.



    Una padella abbastanza piccola con un goccio d'olio, appena caldo ho messo il tonno, tre secondi
    per parte ed erano pronti.
    Semplicissimo, un'altro piatto adatto ai giovani che non possono trascorrere molto tempo
    davanti ai fornelli, ma che devono variare la loro dieta, e perchè no, fare bella figura con gli amici.

    Ah...dimenticavo, all'interno deve rimanere una certa crudità come si vede dalla foto.

    Calamari ripieni

    La cucina di mare è per me, che abito in un luogo dove per tradizione si cucina carne e animali
    da cortile,  molto affascinante e con curiosità mi sono avvicinata ad essa. Ho acquistato negli anni
    molti libri di cuochi che cucinano pesce come: Moreno Cedroni, Nino Graziano, Alfonso Iaccarino
    e anche sfogliando riviste sono sempre stata pronta a scrivere appunti su presentazioni di mare.

    Questa curiosità costruttiva mi spinge verso i banchi di pesce e con lo sguardo scruto da destra a
    sinistra, dal basso all'alto, per riconoscere la tipologia del pescato, per controllare i segni
    di freschezza e vedendo i vari pesci mi tornano in mente le ricette lette e la voglia di provarle.

    Stamani ho comprato dei calamari: e ho pensato di farli ripieni.


    • Ingredienti:
    • Calamari  4
    • Tonno 1 fetta piccola
    • Zucchina 1
    • Pane 1 fetta
    • Latte 100ml.
    • Parmigiano grattato 1 cucchiaio
    • Sale e pepe 

    I calamari vanno puliti: sotto l'acqua ho tolto la pelle, ho svuotato la sacca e tolta la testa
    che ho tagliato all'altezza degli occhi e per ultimo ho estratto dal mezzo il cosidetto " dente ".


    Ne frattempo ho cotto al vapore lo zucchino e la fetta di tonno, se avete un forno con il vapore è
    ottimo oppure potete cuocerli nella pentola a pressione insieme, in quanto ambedue faranno
    parte del ripieno.
    In un piatto ho messo ad ammorbidire la fetta di pane con il latte che poi strizzata ho amalgamato
    ai tentacoli tagliati fini, allo zucchino sminuzzato, al tonno tritato e al parmigiano grattato
    al sale e pepe.

    Ho preso la sacca, ed aiutandomi con un cucchiaino, l'ho riempita e all'estremità l' ho fermata
    con uno stecchino, l'ho avvolta in un foglio di carta da forno bagnato e ho posto in forno a vapore
    fino alla cottura.

    Il risultato di questa semplice ricetta è stato ottimo: i calamari erano tenerissimi, il ripieno molto
    leggero, e i sapori degli ingredienti molto distinti.

     

     

    11 marzo 2011

    Cannoli ricotta e spinaci

    Era un classico nei menù dei ristoranti degli anni '60 -'70, un qualcosa di più raffinato della lasagna,
    di più leggero, il ripieno variava tra: la carne o la ricotta e gli spinaci, erano quest'ultimi
    i miei preferiti con la besciamella, un pizzico di formaggio e a gratinare in forno.

    Anche nelle case sono passati un po' di moda, perchè volendo dirla tutta non è che si fanno in 5
    minutini: la pasta, il ripieno, la besciamella e il sugo di carne e ualà la mattina è passata. Io ne ho fatti
    un po' di più e poi li ho congelati per un'altra occasione.

    Incominciamo dalla pasta che deve essere fina, per poterla arrotolare con facilità, difficilmente
    la compro in confezione la faccio sempre a mano, o meglio mi faccio aiutare dalla macchina
    per stenderla e poi la taglio a rettangoli, che cuocio in acqua bollente salata e poi freddo.

    Mi rendo conto che questa ricetta può contenere al suo interno altre ricette che sono delle basi che
    adesso dò per scontato, ma che successivamente voglio catalogare.

    Il ripieno: ricotta di sola pecora e spinaci, formaggio parmigiano.

    La besciamella con un sentore di noce moscata.

    Il ragù di carne fatto di macinato di chianina .


    Arrotolato il ripieno nella sfoglia ho messo i cannoli nella teglia con sopra besciamella e un filo
    di ragù di carne e parmigiano grattugiato e in forno a gratinare.
    Sicuramente tanto retrò quanto buoni.



    07 marzo 2011

    Panini al cacao e miele

    La giornata sembrerebbe veramente primaverile: cielo azzurro, sole spendente, ma appena metti il naso fuori della porta un vento Bora di Trieste ti fa tornare immediatamente dietro i fornelli e accanto
    al forno.

    Allora giù ad impastare biscotti, no panini al cacao e miele.
    Quanto mi piace impasticciare!


    • Ingredienti
    • Farina 500g.
    • Acqua 300g.
    • Lievito di birra 25g.
    • Burro 50g.
    • Miele 2 cucchiai
    • Datteri
    • Pinoli
    • Noci
    • Cacao in polvere 10g.
    • Sale un pizzico

     Ho impastato tutto con il Bimby.

    Nell'acqua tiepida si scioglie il lievito di birra e piano piano lo aggiungiamo alla farina e al cacao
    dentro il vaso del robot. Facciamo incorporare tutta l'acqua e aggiungiamo anche il burro e
    per ultimo il sale.

    Conglobiamo anche la frutta secca, tagliata a pezzettini il  miele, e continuiamo a far girare l'impasto.

    Adesso poniamo l'impasto in un recipiente coperto da una pellicola e aspettiamo che abbia
    raddoppiato il suo volume.

    Abbiamo diviso l'impasto in tante piccole sfere e messe in una teglia antiaderente e li lasciamo
    lievitare ancora per 10 minuti.



    Il forno è già in funzione,  aspettiamo che abbia raggiunto 200°C e inforniamo per 15
    minuti.

    Buonissimi mangiati insieme al burro salato e alla finocchiona di cinta senese.

    Il tempo è poco

    Oggi, domenica, la famiglia è tutta riunita, quasi tutta c'è chi all'ora di pranzo è sempre nel primo
    sonno, essendo andato a letto a prima mattina o a tarda notte  a secondo se lo dico io o lui.

    A tavola l'argomento è il cibo, io che mi raccomando che in settimana si stia attenti a cosa si mangia,
    che si riesca, tra una lezione e l'altra dell'università, a cibarsi con criterio e non con il solito panino
    comprato e mangiato di corsa magari uscendo di casa.

    Si, questo a pranzo, ma la sera per gli studenti è un momento di aggregazione e trovandosi tutti in una stessa casa si dà anche sfogo alle velleità culinarie. E a questo punto mi è stato rimproverato, a me e a tutta la categoria dei food blogger, che le ricette scritte nei blogs sono troppo complicate, che scriviamo solo per compiacersi l'un l'altra e che se fossero più alla portata di tutti anche gli studenti
    potrebbero attingervi.
    Mi è stato portato ad esempio che un certo libro, diventato un best seller, redatto dalla
    conduttrice di un famoso programma televisivo, insegnava come in breve tempo si potevano
    realizzare dei piatti, che anche nella tavola degli studenti facevano la loro gran figura.

    Io... quando mi incoccio in quel programma cambio canale, figuriamoci come ho reagito, però ho
    capito che c'è bisogno anche di ricette semplici per far avvicinare i ragazzi a questo mondo
    di cucina, di prodotti, di cuochi e magari dopo aver letto come si cucina una buona salsa al
    pomodoro si possono anche incuriosire e leggere come si fanno i macarons che sono
    descritti nel post successivo.
    Speriamo: le vie del Signore sono infinite!

    Vi scrivo una ricetta semplice, che non si può nemmeno definire ricetta:

    Ingredienti:
    Pasta Sfoglia 1 confezione rotonda
    Prosciutto cotto 5 fette
    Formaggio a fette
    Uovo 1
    Semi di sesamo

    Prendiamo la pasta sfoglia, srotoliamo e poniamo in tutta la superficie il prosciutto cotto e sopra il
    formaggio a fette.

     Arrotoliamo di nuovo e e spennelliamo la superficie con l'uovo sbattuto e facciamo aderire
     i semi di sesamo.
    Accendiamo il forno a 200° C e poniamo il rotolo, dopo averlo messo sopra una carta da forno,
    all'interno. Dopo 15-20 minuti si può togliere si aspetta qualche minuto e si taglia a fette.
    Si può mangiare con le mani nel frattempo che sta cuocendo una pasta o un risotto accompagnato
    da un bicchiere di vino bianco o di una buona birra.


     

    06 marzo 2011

    Involtino di verza e cuscus

             V E R Z A

    La Brassica oleracea è una pianta originaria del bacino del mediterraneo, coltivata fin dai tempi
    antichi è sempre stata tenuta in grandissima considerazione sia come alimento che come farmaco.
    Si dice che i Romani abbiano fatto a meno del medico per secoli nutrendosi prevalentemente
    con il cavolo.

    La Brassica sabauda, la verza, che prenderemo in esame, ha grandissime proprietà nutritive
    e medicinali. La pianta è formata da una grossa gemma apicale formata da foglie prive di picciolo
    che avvolgono il meristema apicale, intorno le foglie inferiori molto espanse, bollose e increspate.

    La verza contiene glucidi, lipidi, proteine, sali minerali: fosforo, calcio, ferro, rame, manganese,
    iodio, magnesio, potassio e zolfo e vitamine C, B1, B2, PP,A, D2, Ke U. Tutti questi sali
    minerali favoriscono la difesa dell'organismo e sono utili in caso di carenza e debilitazione.
    Svolge anche un'azione disinfettante e antibiotica, sia per l'intestino, che per l'apparato respiratorio.

    Il succo della verza essendo un anticoagulante, è usato per le ulcere gastriche, e per uso esterno è
    usato per i dolori reumatici, le contusioni, le ulcere varicose.




          C  U S  C  U S 

    Il cuscus viene preparato con la semola di grano duro. La semola viene cosparsa d'acqua e con 
    il movimento delle mani vengono fatte delle pallottoline, che a sua volta vengono cosparse di 
    semola asciutta per tenerle separate. In ultimo vengono passate da un setaccio e di nuovo lavorate
    con le mani e con la semola asciutta. Questo fa in modo di formare dalla semola di partenza dei piccoli chicchi di cuscus.

    Le donne nordafricane si radunavano in piccoli gruppi per lavorare la semola e poi il risultato,
    il cuscus, veniva essiccato al sole e aveva una durata di parecchi mesi.

    Ai nostri giorni la produzione è meccanizzata e lo troviamo anche precotto infatti basta 
    cospargerlo di brodo (vegetale, di pesce o di carne) a seconda della sua preparazione con carne,
    verdure o pesce, che ce lo ritroviamo nel piatto già pronto.

    Mentre il metodo tradizionale di cottura prevede: alla base una pentola di metallo a forma bombata
    sopra la quale  si appoggia, a incastro, un'altro recipiente con la base forata, dove il cuscus
    cuocerà  con il vapore della pentola sottostante.
    Il cuscus assorbirà i sapori del brodo che fuoriescono dal recipiente inferiore, per questo tra un
    recipiente e l'altro viene messo anche un panno umido per sigillare, affinchè non avvenga
    la fuoriuscita del vapore.

    Ma noi abbiamo detto che troviamo il cuscus già precotto e che basterà seguire le indicazioni di 
    ciascuna confezione per portarlo a rivivere.
    Certo non riesco nemmeno ad immaginare cosa deve essere il cuscus a partire dalla semola e poi
    via via fino a portarlo a cottura; quali odori e quali sapori debba sprigionare.

    Sono rimasta affascinata dalla spiegazione della lavorazione del cuscus che viene fatta
    nel libro " La cucina Siciliana " edito da Guido Tommasi da Enza (iodagrande.blogspot.com). 
    E mi è venuto in mente che, nella mia zona tutti mangiano i pici, ma quasi nessuno i " veri pici ".

    INVOLTINO DI VERZA E CUSCUS

    • Ingredienti
    • Verza  10 foglie
    • Carota 1
    • Zucchina 1
    • Sedano 1 stocco
    • Patata 1 piccola
    • Cipollotto 1
    • Olio extravergine d'oliva

    • Per il cuscus:
    • Brodo vegetale
    • Cuscus g. 200

    Cuociamo le foglie di verza a vapore, o se questo non è possibile in acqua bollente salata.
    Devono rimanere abbastanza " croccanti " quindi la cottura deve essere minima.
    Vanno messe in acqua fredda e poi in un recipiente a scolare.
    Successivamente va tolta la costa centrale che non permetterebbe l'arrotolamento.

    Tagliamo tutte le altre verdure: carota, zucchina, sedano, patata e cipollotto a piccoli dadi e li
    mettiamo a stufare in un goccio d'olio aiutandoli a cuocere anche con un po' di brodo vegetale.
    Devono rimanere con una certa consistenza, non si devono sfare.

     Le verdure facciamole cuocere in una padella antiaderente e tolte,aggiungiamo un 
    cucchiaio d'olio e mettiamo il cuscus, spegniamo il fuoco e uniamo il brodo vegetale in modo 
    che il cuscus arrivi alla sua consistenza, di solito un ramaiolo per 100g di cuscus.

    Mettiamo insieme i due composti: il cuscus e  le verdure e amalgamiamo il tutto.
    Riprendiamo le foglie di verza e poniamo un cucchiaio di composto all'estremità della foglia,
    iniziamo ad arrotolare chiudendo i due bordi esterni della foglia per non far uscire il ripieno.

    L'involtini possono essere passati per tre minuti in forno e conditi con un goccio d'olio