17 luglio 2015

Cucina con vista

 Accogliente, luminosa, funzionale. Questa è " Cucina con vista "
cucina con vista
L'acqua sta per bollire


Chi traffica fra i fornelli? Per le cene sicuramente io




Non rinneghiamo il passato, ma da oggi le ricette saranno esclusivamente vegetariane e vegane.

06 luglio 2014

Comunicazione

Diventerà anche un blog di maglia, si può dire che sarà un blog di passioni, quello che mi appassionerà, di qui in avanti, farà parte di queste pagine. 































 I primi lavori di cui ho ricordo risalgono a quando facevo quinta elementare. Ammalata di scarlattina, non potevo tornare a scuola se non dopo quaranta giorni, si parla degli anni '50 (!959), nel letto, circondata di gomitoli di tutti i colori che sfornavo passate per i capelli, praticamente una al giorno. Ma i miei imparaticci sono certamente degli anni precedenti. Le nonne sono state le artefici della mia curiosità, una maestra con i ferri e l'altra con l'uncinetto.

15 marzo 2013

Budino di riso

Al bar,  il più timido del vassoio è il budino di riso, mentre gli altri: bomboloni e cornetti  si pavoneggiano sicuri di sé tra glasse appariscenti  e croccanti granelli di zucchero, fieri dei loro grassi ripieni.
Il budino invece rimane in disparte, anche perché al contrario dei suoi compagni non ha molto da esibire tuttalpiù il leggero manto di zucchero a velo, ed aspetta. E' lì per quei pochi, ma fedeli estimatori che sarebbero persi senza di lui: a disagio al solo pensiero di impugnare l'ingombrante brioche o di addentare il grasso e strabordante bombolone.

Io sono una fedele estimatrice del piccolo budino, pronta a cambiare, addirittura, bar se non lo dovessi trovare nel vassoio: e allora: perché non provare a farlo a casa? 

Pasta frolla
Farina  250g.
Zucchero a velo  125g.
Tuorli  4
Burro  100g.
Olio extravergine di oliva  1 cucchiaio
Scorza di limone 

Ripieno
Riso  200g.
Latte  500 + 250g.
Tuorli  3
Zucchero  70g.
Scorza di limone

Prepariamo la pasta frolla con tutti gli ingredienti a miscelare, chi ha una planetaria o il Bimby, a velocità media, gli altri in un recipiente con la forza delle loro mani. Facciamo un panetto e lo mettiamo a riposare in frigorifero per una mezz' ora.

Prepariamo il ripieno: il riso va messo a cuocere in 500g. di latte con la scorza grattugiata del limone e 20g. di zucchero, l'attenzione deve essere sempre alta per fare in modo che il riso non si attacchi al tegame. Al momento che il liquido è stato completamente assorbito dal riso si può togliere dal fuoco. I tre tuorli vanno montati con i 50g. di zucchero rimasti con una frusta elettrica. Nel frattempo i 250g. di latte rimasti vanno messi a scaldare senza raggiungere il bollore e poi miscelati ai tuorli montati. L'insieme va rimesso sul fuoco e, girando costantemente con la frusta, arrivare all'attimo del bollore. Spegnere subito. Lasciar raffreddare.
Si uniscono il composto di riso con quello dei tuorli e sarà il nostro ripieno della frolla.
     
Riprendiamo in mano la pasta frolla, che, essendo abbastanza morbida,  modelliamo facilmente nel contorno e nel fondo dello stampino tondo o ovale ad uno spessore di 4mm., all'interno poniamo il ripieno fino  all'orlo della pasta. Il forno, già caldo a 180°, li accoglie fino a quando la  frolla non prende colore ( circa 25 minuti )      
Buoni anche il giorno dopo.





13 marzo 2013

Il cavolo romanesco sopra il pane


































Il pane è stato fatto con la farina del pane nero ai 7 cereali, ma è stato fatto dall'uomo di casa, che,  ogni qual volta supera il confine tra divano e cucina va lasciato stare  da solo.

Il cavolo romanesco è stato lessato in acqua salata per 10 minuti il tempo di ammorbidirsi e di avere integre le cimette.

La mozzarella di bufala tagliata a fette spesse è stata messa sopra il pane condita con l'olio extravergine di oliva e  una macinata di pepe.

Poi tutto in forno a 200° C fino a quando la mozzarella si è stesa sul pane caldo e croccante.

22 febbraio 2013

Torta al cioccolato


Mia figlia Claudia ieri ha compiuto 24 anni, ha trascorso una giornata piacevole: in libreria, acquistando libri con lo sconto dei punti accumulati da tempo, in un negozio di musica acquistando 2 cd con un buono regalatole nel giorno della sua laurea, in un negozio vintage, dove lavora saltuariamente, scambiando la sua retribuzione lavorativa con degli occhiali che le "stanno da Dio" e non potevo non farle trovare una semplice torta come del resto è semplice lei.

Torta al cioccolato,  libere idee  dal libro "L'ABC del cioccolato" di Julie Andrieu.

200 g.cioccolato con il 70% di cacao
150 g. di burro
130 g. di zucchero
5 uova
150 g.  farina di mandorle
1/2 cucchiaino di cannella

Il cioccolato è stato sciolto a bagnomaria, mescolando lentamente ed aggiungendo il burro a piccoli pezzi, il tutto dovrà risultare un composto omogeneo.
I tuorli separati dalle chiare sono stati montati con lo zucchero e il 1/2 cucchiaino di cannella, ai quali è stato aggiunto il composto di cioccolato e burro e la farina di mandorle,  la rotazione con la spatola ha portato ad ottenere un composto morbido.
Gli albumi montati a neve sono stati aggiunti con movimenti lievi dall'alto al basso e viceversa al composto precedente. Una tortiera imburrata di 20 cm. di diametro ha accolto il tutto.
Il forno era già acceso a 180° e la torta è stata posta nella parte alta del forno per 30 minuti

I libri, le riviste, le ricette estrapolate

I tantissimi libri di cucina,  raggruppati per argomento, si sono fatti spazio in casa e ne hanno preso possesso; sono dei coinquilini silenziosi di grandissima compagnia sempre pronti a dare una mano al bisogno ed, infatti, mai lasciati in pace. Vengono letti e riletti, estrapolati, appuntati.
Il loro uso è divenuta una costante, sono pronti a sciogliere dubbi e qualche volta a farli venire, ma stimolando la ricerca riescono a rendere entusiasmante la risoluzione dei problemi.
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Non ci sono solo i libri, ma anche le amiche riviste per cui negli anni ho avuto sentimenti mutevoli: a causa di certi cambiamenti nel look e nel contenuto, si è passati spesso dal grande amore all'assoluta indifferenza. Di alcune riviste sono sopravvissuti soltanto fogli sciolti, i più interessanti, mentre il corpo ha alimentato il fuocherello del camino, facendosi cenere, oppure è  finito nei cassonetti dietro casa. Dispiace, ma altrimenti l'invasione sarebbe totale.

Le letture e le sbirciate hanno fatto sì che il mio piccolo" bagaglio" si ampliasse, che l'interesse s'intensificasse e che diversi quadernoni si riempissero di appunti, di trascrizioni e ricette a cui spesso però dimenticavo di annotare l'autore. Chi aveva avuto la grandissima idea di abbinare quell'ingrediente così speciale a quella zuppa? Chi era andato alla ricerca di quel legume così raro, ormai perduto, tanto da fare si che la coltura riprendesse sorprendentemente vigore?
Si sono susseguite numerose  prove e tentativi di emulazione, alcune volte riuscite alla prima, altre abbandonate e poi riprese per essere abbandonate di nuovo, un po' come in un rapporto conflittuale fra amanti.
Queste pagine di appunti, nate per ricordare idee e soluzioni, senza oppure con il nome dell'autore, di cui spesso però si finisce per dimenticarsi ugualmente, rappresentano bene quello che intendo per cucina: un patrimonio universale, senza diritti di proprietà.

Nei miei post dunque si parla di me, ma allo stesso tempo si parla anche di altri, di tutti quei cuochi o giornalisti che siedono stipati tra la polvere dei miei scaffali e di quelli che a loro volta sono stati d'ispirazione a quest'ultimi, sarebbe stupido negarlo, siamo arrivati così lontano con la sperimentazione e la ricerca che nessuno può più dire di aver inventato qualcosa, nessuno può più usare aggettivi come mio o tuo in cucina.
Si tratta sempre e comunque di trovate collettive.

Quando cucino ci metto del mio, è vero, spesso ho delle intuizioni, ma non ho la presunzione di pensare di essere stata la prima,  tuttavia quest'aspetto,  ovvero la non esclusiva paternità di certi accorgimenti, non  mi impedisce di parlarne con voi.
 La ricetta, infatti, sarà sempre della nonna, le dosi le stesse consigliate dal famoso pasticcere e la variante come minimo sarà quella regionale. E allora? Che importa? Vorrà dire che così è più buona.




07 febbraio 2013

2° Ricetta per i giovani: Lasagna, due salse


Ho sempre considerato la lasagna un piatto speciale, di quelli che non è normale trovare in tavola e che quando ci sono ti chiedi: " e oggi che si festeggia?", un piatto da occasione, molto spesso ambasciatore di buone notizie. Quando ero piccola la preparazione della lasagna durava una mattinata intera:  la mamma e la nonna, di buon ora, si mettevano ai fornelli e la casa s'inebriava di quegli odori inconfondibili. Il mattarello scivolava nella tavola e la sfoglia prendeva forma. Un rituale che sapeva di festa e che caricava l'aria di buon umore, oltre che di buon odore.

Adesso fare una lasagna non è più tanto speciale: anche "Lei", come tante altre sue colleghe, dal tavolo della nonna è finita negli scomparti dei surgelati per poi risorgere dai forni a microonde. E sembra dire: "la festa è finita!". Eppure il caso della lasagna pare ancora più complesso. Anche gli addetti ai lavori sembrano esserne dimenticati, sono pochissimi i food blogger che ne parlano. Questo silenzio sembra consacrare il piatto a noioso e retrò. Come sempre in cucina, però, il segreto sta nell'equilibrio e negli ingredienti, e, quindi sì, anche la lasagna si merita il suo momento.
Quella che vi propongo non è la ricetta tradizionale, ma una versione moderna con il radicchio e l'acciuga.

Ricetta.
Si può iniziare facendo la sfoglia e la macchina ci può aiutare nello stendere lunghe strisce da tagliare in quadrati regolari, ci possiamo anche avvalere di quello che ci offre il mercato ce ne sono di tutti i tipi, lisce, ruvide, fresche, secche, da e non cuocere. Se decidiamo di farlo a mano vi segno gli ingredienti:

Per 4 persone:
200 g. di farina 0
2 uova
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
Sale.

La besciamella è l' altro ingrediente fondamentale,per questa non ci sono opzioni, va fatta, non ci possiamo far attrarre da quelle confezionate, sono collose e di sapore amaro, quindi:

Per 1 litro di latte intero
80 g. di burro
80 g. di farina
Noce moscata
Sale

Messo il latte salato e aromatizzato con la noce moscata a scaldare, non importa arrivare al bollore, prendiamo un'altro recipiente con un fondo abbastanza spesso e vi mettiamo il burro a sciogliere, aggiungiamo la farina  che lasciamo cuocere e imbiondire, mentre giriamo con una frusta non abbandonando mai il composto, aggiungiamo anche il latte ormai caldo e sempre rigirando facciamo cuocere per 4/5 minuti.

A distanza di giorni la lasagna l'ho fatta con due salse diverse: con il radicchio e acciuga e con i carciofi, devo dire che il gradimento è stato alto per ambedue.

Salsa di radicchio
Radicchio trevigiano 2 cespi
Cipollotti freschi 2
Acciughe 3 dissalate
Olio extravergine di oliva 2 cucchiai
Sale
Tagliati fine fine i cipollotti e i cespi di radicchio sono stati cotti nell'olio a fuoco lento con l'aggiunta di qualche cucchiaio di acqua per tenere il composto sempre morbido.
Le acciughe, crude a piccoli pezzi, sono state aggiunte alla besciamella nello strato di mezzo della lasagna.

Salsa di carciofi
Carciofi 6
Porri 1
Foglioline di timo fresco
Olio extravergine di oliva
sale
Togliamo le prime foglie dure dei carciofi e li mettiamo in acqua fredda e limone in un recipiente capiente, per non farli annerire, li  tagliamo finissimi e li  mettiamo a cuocere insieme alla parte bianca del  porro, anch'esso tagliato finissimo, con l'olio extravergine di oliva. Li portiamo a cottura, aggiungendo acqua se vediamo che il composto è rimasto troppo asciutto. A fine cottura aromatizziamo con le foglioline di timo.*

*Mi dilungo nei particolari e in alcuni passaggi che per gli addetti ai lavori possono sembrare scontati, ma per i miei figli e per i loro amici che mi leggono lontani da casa, è un metodo d'insegnamento usando il loro grande strumento di comunicazione.

Confezione della lasagna    

Se la pasta è fresca, fatta da noi, dobbiamo cuocerla in abbondante acqua salata e poi fatta asciugare in un canovaccio, se invece l'abbiamo comprata dobbiamo leggere le istruzioni nella confezione, ma di solito non viene cotta e allora la besciamella deve essere abbastanza liquida e più abbondante.
Nel fondo della teglia mettete uno strato di besciamella, sopra i fogli della pasta,poi  il ripieno, poi la besciamella e così fino al riempimento totale della teglia, terminate con una grattata uniforme di parmigiano, che vi farà avere la crosticina superiore.
Il forno già caldo a 200° accoglierà la lasagna e spegnetelo quando vedete che la lasagna si sta gonfiando ed ha fatto la crosticina nella parte superiore.
Buon Appetito!





 

10 gennaio 2013

Il giacinto



Il giacinto, tra i barattoli e le formine, ha invaso di profumo primaverile la cucina ed io non cucino, ma solo per non inquinare.

25 novembre 2012

1° Ricetta per i giovani: Zuppa di verdure

Acquistiamo la verdura fresca e rispettiamo la stagionalità.

Ingredienti per 4 persone:

Fagioli bianchi cannellini secchi o borlotti 250g.
Carota 2
Coste di sedano 2
Cipolla 1
Patate 3 di media grandezza
Cavolo Verza 1/2
Cavolo Nero 10 foglie ( 1 pianta piccola,  non reperibile in tutte le regioni)
Broccoli  1 di media grandezza
Bietola 1 mazzetto piccolo ( 10 foglie )
Porri 2
Zucca gialla 300g.
Spinaci  1 mazzetto piccolo ( 10 foglie )

Ho messo queste verdure in forma indicativa, ma voi potete variarle a piacimento a secondo dei vostri gusti si può favorire più i cavoli e diminuire le verdure fogliate come bietole, spinaci. Anche per colore:  prediligete l'arancio? Andate pure con carote, zucca gialla e la patata e la cipolla, che non sciupano il monocolore.

La ricetta

I fagioli possono essere cotti insieme alle altre verdure o a parte, se si opta per la seconda 
si può usare anche l'acqua dove sono stati cotti per allungare la zuppa se rimane senza liquido. Li mettiamo, dopo averli lavati, in un recipiente capiente, perchè dopo cotti aumentano,  l'acqua fredda deve superarli di quattro volte così siamo sicuri che non si asciugano e anche perché, come abbiamo accennato l'acqua di cottura dei fagioli è il cuore della  zuppa.  Fagioli, acqua fredda a cuocere lentamente, devono " sobbollire " cioè " cuocere la vivanda a ebollizione appena percettibile " così che i fagioli non abbandoneranno la loro buccia. Salate, un pizzico con tre dita di sale grosso e assaggiate è molto importante per capire la cottura e la sapidità.
A fine cottura metà fagioli interi e l' altra metà, ridotta in purea con il passaverdura, possono essere aggiunti alla zuppa ormai pronta, mancante dell'ultimo bollore giusto con questo ingrediente.

Le verdure che avete scelto per la vostra zuppa vanno lavate accuratamente e tagliate, 
quelle a foglia a strisce, le altre a tocchetti: per esempio una patata la tagliate a metà,
le due metà le tagliate ancora nel mezzo e poi con i bastoncini ricavati fate dei piccoli tocchetti di un centimetro (indicativamente) e così per le carote, zucchine....
Tutte le verdure tagliate e raccolte insieme le trasferite in una capiente pentola senza olio 
solo acqua che le ricopra tutte di tre centimetri, salate con due pizzichi di sale grosso e mettete a cuocere a fuoco medio facendo attenzione cosa succede al primo bollore, se l'acqua si alza troppo abbassate il fuoco e potete tranquillamente allontanarvi e tornarvi ogni tanto per dare uno sguardo e una rigirata.
Se la zuppa rimane in mancanza di liquido troppo presto, potete sempre usare la suddetta acqua di cottura dei fagioli che le dà sapore. 
Assaggiate sempre per stabilire la cottura delle verdure e la sapidità e, ultimo tocco, l'aggiunta dei fagioli cotti e della purea che donerà consistenza  cremosa.
Al momento che la zuppa è nel piatto si aggiunge l'olio extravergine di oliva e  se volete una passata con il mulino del pepe; per chi non ne può fare a meno, una grattata di parmigiano.

La zuppa non è stata finita, ne è rimasta qualche porzione? Niente paura, quando la vogliamo rimangiare si può mettere in una pirofila del pane casalingo tagliato a fette sottili sopra la zuppa, un filo d'olio extravergine e la passiamo in forno fino a quando non si è scaldata. Tranquilli!  Buonissima anche il giorno dopo.




04 novembre 2012

Autunno, freddo, castagne

Giornata piovigginosa, fredda, il caminetto acceso per stiepidire l'aria della casa, facilmente ci riavviciniamo ai gesti prettamente invernali, potare gli alberi, tagliare la legna, prepararla in cataste coperte, pulire le canne fumarie, la raccolta delle olive e fra qualche giorno le bruschette estive con i pomodori saranno sostituite da quelle con l'olio nuovo.

Ma nel frattempo il caminetto è acceso, la vecchia padella di ferro con i buchi è a portata di mano e alle castagne serve solo fare un piccolo taglio trasversale. Un buon bicchiere di vino rosso ci fa compagnia
mentre aspettiamo che la cottura arrivi a compimento.

I miei pensieri tornano indietro: bambina negli anni '60 nella mia città c'è una Piazza, una grande Piazza
dove si soleva giocare, ritrovarsi dopo la scuola e passare le estati e l'inverno in compagnia dei coetanei, degli amici di scuola, i genitori ci lasciavano andare da soli con i pochi spiccioli per la merenda.
C'era sempre un piccolo banchetto, prima dell'avvento dell'HCCP, che cuoceva le caldarroste e noi
con il piccolo cartoccio, prima ci scaldavamo le mani e poi iniziavamo il rito: sbucciavamo la castagna facendo a gara per chi faceva prima, quella dannata pellicina.....ogni tanto ci impediva il risultato.

Clienti fissi, tutti i giorni, era la nostra merenda e la signora, non mi ricordo più il suo nome, conosceva i nostri orari ed eravamo gli ultimi clienti della sua lunga giornata, dopo di noi raccoglieva i suoi attrezzi di lavoro e, aiutata dal marito, lasciava la Piazza spingendo il piccolo carretto fino al deposito in una  viuzza  lì vicino. Il suo volto è ancora ben presente nella mia mente, avvolta da una sciarpa di lana che le incorniciava il viso , sempre segnato dal freddo nell'espressione, le mani con i guanti tagliati che lasciavano uscire le ultime falangi delle dita per avere più agibilità a  toccare le castagne.

Vendeva anche il granturco per i piccioni e d'estate le banane.

03 novembre 2012

Quindi a lavoro

Che vergogna, ho la senzazione di essere sui banchi di scuola senza aver fatto i compiti e di lì a poco sapere che sarai interrogata. Molte volte mi sono affacciata su questa pagina, bianca, e non sono riuscita a riempirla. Brutto periodo, altre cose da fare.  Devo riprendere in mano....mi veniva da scrivere il foglio, ma devo solo rincominciare a battere i tasti, riprendere in mano la macchina fotografica e mettere dietro le spalle pigrizia e scoraggiamento.

Non ci sono state vacanze a distrarmi, le vacanze intese con le valigie non ne ho fatte, ma mi sono presa un momento di ripensamento, può succedere che anche ad una certa età non si sappia cosa farne della propria vita, non capita solo agli adolescenti.I figli, che giustamente fanno programmi, partono per luoghi lontani con la speranza di aggiungere al loro bagaglio di cultura e esperienze quel qualcosa in più per trovare un buon posto di lavoro.  L' augurio è di  un'occupazione  che li renda  felici. Avere un lavoro, svolgerlo con il sorriso, credo non si possa chiedere di più.

Rimanere soli con se stessi molte volte è devastante. Quanti giorni, sognando la loro crescita e la loro indipendenza ho pensato che potesse coincidere con il riappropriarmi completamente della mia vita, intesa come: " ahhh! adesso posso fare tutto ciò che voglio! " Ma quando si sono passati anni ed anni a pensare agli altri, è troppo poco pensare solo a se stessi.

Proprio ai giovani voglio dedicare una parte del blog, perchè, lontani da casa sono loro che hanno più bisogno di consultarlo per trovare ricette, facili, gustose, non molto elaborate, che li invitino ad evitare il tutto pronto dei supermercati.

Dobbiamo dire che sono stati abituati a mangiare bene, le nonne, le mamme non hanno fatto mancare loro nulla dal punto di vista culinario, le loro timide domande tendono a  riconquistare  quei sapori che momentaneamente mancano nelle loro tavole.
Sono domande semplici che, con la pratica del mestolo,  diamo per scontate. Le dosi, le misure, gli utensili, gli ingredienti, girare non girare, aprire non aprire il forno non sempre è sottinteso, la prima volta che ho detto " mantecare ", riferendomi ad un risotto,ho visto il volto della persona  che mi stava di fronte, cambiare espressione. 

Quindi a lavoro.

23 luglio 2012

I pici, non mangiateli al ristorante




Pici x 4
500 gr farina, di cui 300 di farina ‘00’ e 200 di semola di grano duro
1 cucchiaio di extra-vergine di oliva
Acqua tiepida q.b.

Per la preparazione disporre la farina a fontana e aggiungere l’olio e poco alla volta l’acqua, cosi da realizzare l’impasto, non ci sono dosi precise ma si deve interrompere l’aggiunta di acqua quando l’impasto raggiunge la consistenza necessaria, valutate quella del lobo inferiore del vostro orecchio e sarete in linea con la consistenza richiesta, impastare energicamente per un paio di minuti, senza aggiungere altra farina se non quella per evitare che l’impasto si appiccichi alla spianatoia, fatto questo, avvolgete l’impasto nella pellicola trasparente e ponete in frigo a riposare per circa mezz’ora. Adesso, prelevando piccoli pezzi di pasta, la metà di una noce, per esempio, realizzate i pici facendo scorrere le mani sopra il pezzetto di pasta e rendendo questo " simile " a uno spaghetto, sottile abbastanza, circa 3 o 4 mm di diametro. Cercate di produrre pici di grandezza uniforme per non avere problemi con la cottura. Appena realizzati i pici, spolverateli leggermente con un po’ di farina per evitare che si attacchino fra loro e alla spianatoia, non potete conservarli, ma dovete cuocerli immediatamente, perché asciugandosi si spezzano e contemporaneamente la parte interna più umida comincia a fermentare. In realta c’è anche un modo per conservarli ma adesso non ve lo dico, se lo volete sapere fate il corso di cucina da me!


Dopo la lettura della ricetta viene da riflettere sulla diffusione della parola pici nei menù dei ristoranti, e
nella apparizione degli stessi nelle vetrine dei negozi di vendita dei prodotti tipici, nei supermercati, nei panifici. Frequentemente la loro fattura è somigliante ad un grosso spaghetto, uno uguale all'altro dalla cottura lunghissima con una certa tendenza ad impoltigliarsi, con prezzi altissimi di vendita giustificati da fatto che trattasi di formato particolare e regionale.
Il mercato praticamente offre un surrugato del prodotto e pochissimi sono i ristoranti che tengono una persona impegnata alla fattura degli stessi nelle loro cucine, anche perchè, considerando il prezzo del costo del lavoro, quanto dovresti far pagare un piatto di veri pici?
Che cosa succederà alla nostra tradizione?

22 luglio 2012

Pesto

E... già, pesto, non dite subito ricetta scontata, la rete in questo periodo brulica di pesti, ma i 3, scritti da Babs,  hanno stuzzicato la mia fantasia e mi sono sbilanciata ad annunciarle che le avrei comunicato la riuscita del mio.
Le ho detto che avrei usato un'erba della mia terra, più precisamente usata da noi toscani in varie preparazioni: mi vengono in mente le chiocciole, che mio padre cucinava con cura certosina, a cui cercava di abituarmi e la ricerca del sughetto che le accompagnava insaporito da queste piccole foglioline.  E' il dragoncello. Pianta di non facilissima coltivazione, i semi sono sterili e quindi  riprodotta per separazione dei cespi, ho letto  che ci delizia di piccoli fiorellini, che dopo un anno in mio possesso non ho ancora visto.
In casa c'era anche una pigna di pino che aspettava solo di essere usata in un pesto, colma di pinoli e recapitata a casa da mio marito sapendo che i pini intorno a noi quest'anno avevano deciso di lasciarci senza semi.

Pecorino toscano stagionato e insaporito con pepe nero è l'altro ingrediente aggiunto

L'aglio non l'ho fatto mancare

L'aggiunta di granella di mandorle ......e poi ho pestato aggiungendo, a filo, olio extravergine di oliva
sale, pepe.
Lo abbiamo assaggiato con la pasta, le chiacchere ci hanno portato a considerare la possibilità, a cena, di provarlo con i fagioli cannellini bolliti che gradiscono tali condimenti.

20 luglio 2012

Il pane diventa panzanella insieme a.....

....pomodori, basilico, cipolla, olio, sale e pepe.  Che colori e che bontà. In questo periodo è presente 
in tutte le tavole toscane, è un apri pasto, un piatto unico, sostituisce la pasta.....piacevole la croccantezza del cipollotto,  che compensa la morbidezza del pane bagnato, il pomodoro con il basilico insaporisce il tutto, il tutto esaltato dall'olio di oliva extravergine toscano.

Panzanella x 4

400 gr di pane toscano raffermo
300 gr pomodori ben maturi
2 cipolle
2 cucchiai di aceto di vino
extra-vergine di oliva , foglie fresche di basilico, sale, pepe q.b.

Utilizzare un grande recipiente dove mettere un paio di litri di acqua, l’aceto e il pane raffermo in pezzi e lasciare per 10 minuti.
Tagliare la cipolla finissima e i pomodori a pezzi, sminuzzare con le mani qualche foglia di basilico, mettere tutto in una insalatiera, condire con sale e pepe.
Strizzare forte il pane ammollato e aggiungerlo nella insalatiera, mescolare bene, sporzionare nei piatti e condire con extra-vergine.

19 luglio 2012

Finalmente a cucinare nella nuova cucina, che cosa ? Ma vedete un po' ?

Dopo mesi di ristrutturazione la nuova cucina è pronta, c'è un senso di timore a pensare di usarla, tutto nuovo, quasi paura, l'abbiamo pensata tutti insieme, intendo la mia famiglia e ognuno di noi ha posto le proprie idee e le proprie critiche e piano piano è cresciuta sotto i nostri occhi, si è materializzata.

Prima della ristrutturazione era una terrazza con tetto che è stata chiusa con dei vetri, mantenendo la grande vista che si gode dai tre lati, è stata studiata anche per farvi dei corsi di cucina e proprio davanti ai fuochi si apre la grandissima visuale della città in lontananza.

Si gode l'alba ed il tramonto e la luce è la grande protagonista di questa stanza, penso che in inverno sarà lì il nostro nutrimento,  non solo materiale.

E' da qui che saranno cucinati i futuri manicaretti e da qui saranno descritti su questo blog.



09 luglio 2012

Melanzane, in questo periodo, sempre e comunque

Non ci posso ancora credere come sia potuto avvenire, ma ho scoperto il gusto della melanzana da grande! E' stata assaggiata e mai più messa in bocca per molti anni, era la consistenza dell'ortaggio che mi risultava fastidiosa. La cucinavo per gli altri ne godevo della lusinga dei piatti, ho fatto dei ravioli con ripieno di melanzana e formaggio di capra conditi con zucchini e fiori degli stessi, che potevano essere da oscar, come diceva un mio cliente e amico inglese. Poi un giorno, mentre le friggevo insieme agli zucchini, ne ho messa in bocca una ed ho goduto di questo sbaglio. Che grande amore che è sorto, aspetto con trepidazione la stagionalità ed è così grande la versatilità di questo ortaggio da creare  connubi con tanti sapori contrastanti.

Nell'ultimo Sale & Pepe sfogliato mi sono imbattuta in una " caponatina alla palermitana "non ho saputo resistere dal provarla e divulgo la ricetta anche a chi si è diment icato di acquistare la rivista
o sul momento non vi ha fatto caso.

Caponatina alla palermitana
Melanzane 2
Cipollotti 3
Costa di sedano 1
Pomodori 4
Capperi 2 cucchiai
Uvetta 2 cucchiai
Olive denocciolate
Granella di mandorle
Pinoli
Aceto bianco 50ml.
Zucchero 1 cucchiaio
Foglie di basilico
Olio, sale, pepe

Le melanzane a dadini di 1 cm. vanno fritte,  le cipolle vanno fatte appassire, il sedano tagliato a losanghe e privato dei filamenti scottato in acqua salata, i pomodori privati della buccia fatti a dadini.

Alle cipolle appassite si unisce il sedano, l'uvetta, i pomodori, lo zucchero, l'aceto e il basilico e lasciamo cuocere per 10 minuti, dopodichè si uniscono le melanzane, le olive, i pinoli, i capperi si lascia ancora cuocere per 10 minuti salando e pepando a piacimento.

Si può servire tiepida cosparsa dalla granella di mandorle.


25 giugno 2012

Baccalà all'alentejana

Ci sono giornate che filano via velocemente, monotematiche non vengono attraversate da imprevisti
la mattina iniziano e proseguano come le avevi pensate, alcune volte vengono anche  definite noiose,
ma che ad una certa età sono le più desiderate. Guarda caso la metodicità è una prerogativa dell'età avanzata, il cuore non sopporta più i sobbalzi dell'imprevisto e ci si augura che tutto proceda con la calma ormai meritata.  C'è chi a tutto questo non si rassegna, chi per natura il cuore lo deve sentire ballerino, chi supplisce al proprio lavoro con altri lavori che vengono chiamati hobbies, la mente non si placa si devono trovare nuove preoccupazioni, nuovi stimoli, le mura della casa sono soffocanti tengono prigionieri i nostri gesti e i nostri pensieri le attraversano fino a raggiungere obbiettivi lontani.

Dobbiamo inventare nuovi angoli dove rifugiarsi e, con l'esperienza della vita vissuta fino ad ora,
aprirsi a nuovi contatti e realizzare, inventare, godere, lasciarsi andare, far fruire i nostri desideri
e senza l'angoscia della prestazione dipingere, cucinare, tagliare, cucire, recitare, cantare, scrivere....

Vivere, vivere, vivere

In cucina oggi il baccalà all'alentejana* la ricetta è stata letta nel volume di Guido Tommasi Editore
scritto da Giovanni de Biasio con titolo Baccalà trovo che sia doveroso citare la fonte della ricetta, anche perchè non ho cambiato niente. Anzi, se non rientra nella vostra biblioteca, questa perla vi dovrebbe incuriosire ad andare prontamente a sfogliarlo.

Il baccalà lo teniamo in ammollo in acqua i classici due giorni, cambiando l'acqua più volte al giorno,
poi lo scottiamo per 5 minuti, lo spelliamo e lo spezzettiamo, togliamo anche le lische. Lessiamo  anche le patate con la buccia, due uova rendiamole sode.
In una teglia da forno, unta d'olio, poniamo a strati il baccalà, le patate e le uova sopra l'aglio tritato e il coriandolo fresco, cosa che non avevo, quindi ho pestato quello secco sale pepe e ancora olio
Si inforna a 200°C per 10 minuti e si completa con le olive nere sminuzzate.

L'ho trovato molto buono, noi lo abbiamo gustato tiepido.


*Alentejo è una regione del Portogallo










20 giugno 2012

Borragine

Il gatto è appoggiato al muretto di recensione della casa, se ne sta all'ombra riposandosi, le gambe sono stese nell'asfalto, davanti a lui, un topino. Gira su se stesso con fare convulso, lo stupore mi ha pervaso
non capivo il gatto non capivo il topo. Come mai il gatto se ne sta così fermo davanti alla preda di periodi lontani e come mai il topo non fuggiva davanti all'antico predatore?
Cercavo di poter immortalare tutto questo che all'inizio mi sembrava di una stranezza fantascientifica e mi veniva da sussurrare: allora è vero "anche i gatti sono cambiati ", ma al momento che il gatto si è accorto della mia presenza ed è scappato via mi sono resa conto che era tutto un gioco, che il gatto si era divertito e il topino ne aveva subito le conseguenze ed era rimasto lì a continuare la sua giostra, fino a rimanerne vittima.

La borragine è nata insieme ai semi dei fiori blu messi in terra a marzo ed è stata usata subito per
arricchire la nostra tavola,


I piccoli fiorellini, posti alle sommità delle cime ramificate, sono diventati un aromatizzante per i pomodori, insieme all'aglio elefante.
Mentre le foglie, cotte e insaporite nell'olio hanno fatto la base per un gustoso risotto


29 aprile 2012

Siamo numeri

E' arrivata la cucina e un'altra stanza sta prendendo la quasi forma definitiva, non c'è mai niente di definitivo, a me piacciono i cambiamenti, i rinnovamenti;  devo dire che in questo ultimo anno di cambiamenti ce ne sono stati anche troppi adesso ci sarà un assestamento, un riordinamento delle idee
e tutto dovrebbe prendere una forma vivibile.
Comunque la cucina è montata, ma non ancora funzionante, si infatti i montatori si sono dimenticati di passare alcuni fili della corrente (frigorifero, microonde), che essendo adesso l'imperativo " niente fili in vista ", voglio proprio vedere che cosa dovranno fare, rismontare tutto!! Ahhh per rintracciarli non vi dico, l'Ikea dà in appalto il trasporto che a sua volta dà in appalto la montatura! Oggi è sabato tutto fermo. Ormai non mi si dice niente di nuovo in questi ultimi mesi ho veramente toccato con mano il detto " di  tutto di più ". Giusto un'ora prima c'eravamo resi conto che il trasportatore non aveva lasciato il miscelatore e parlare con i call center è snaturante per loro e per noi, non trovi mai il numero adatto al tuo problema quindi cerchi di parlare con l'operatore di turno, te a, tua volta, sei un numero che, rintracciato, corrisponde a un nome che non dice assolutamente niente a colui con cui stai dialogando. E' tempo perso!
Snaturati i rapporti sociali cerchi di spiegare le tue ragioni a chi fa un lavoro che di ragione avrebbe solo quella di non rispondere più ad un telefono per il resto della sua vita.

Non resta che tuffarsi in cucina (non quella appena arrivata, che servirà per i corsi) a cucinare.


Sempre lavori in  "corso"

27 aprile 2012

Orzo risottato

Torno a casa con in testa l'idea di fare un risotto con zucchini, gamberi e moscardini, infatti sono passata dalla pescheria e la mia borsa contiene il pesce, lo devo solo pulire, le zucchine che devo solo affettare e il riso lo trovo nella dispensa. Mi ghiaccio, cerco da tutte le parti, ma il riso è stato finito e non riacquistato, mi sembra di non avere alternative.
Riguardo, anche cambiando prospettiva, ma il risultato non cambia. Non è possibile, io predico che l'organizzazione ci fa risparmiare tempo e tengo sempre il biglietto della spesa in bella mostra dove deve essere norma appuntare tutto ciò che finisce. Non si può fare tutti i giorni la spesa, la benzina ha subito un'impennata tale, che la macchina è veramente diventata un bene di lusso, è qui che si fa di nuovo strada l'organizzazione, quando accendiamo il motore lo dobbiamo fare per sopperire a più bisogni.
Avevo già annunciato un risotto, e il risotto dovevo fare.  L'orzo!!!! Si l'ho sostituito con l'orzo.


ORZO 
E' uno tra le più antiche graminacee, penetrata in Europa prima del grano, adesso è coltivata in quasi tutte le parti del mondo adattandosi molto bene a tutti i clima e terreni anche quelli poco fertili.
La semina si effettua in ottobre-novembre e febbraio-marzo ed ha un ciclo vegetativo abbastanza 
corto  in alcune varietà si riduce a tre mesi.
Avendo pochissimo glutine si presta a una panificazione di focacce e di pani azzimi, lo troviamo usato 
adesso nelle popolazioni del Nepal e del Tibet per la confezione dei loro pani.
Nell'alimentazione usiamo l'orzo "mondo" o integrale più ricco di proprietà vitali e l'orzo  "perlato"con meno fattori nutrizionali quindi impoverito, come succede nella raffinazione del riso. 
I chicchi, dalla macinazione, offrono la farina e i fiocchi d'orzo e tostato il chicco, previa macinatura, ci offre la possibilità di gustarlo come bevanda.

Avevo già pronto il brodo vegetale e dopo aver pulito il pesce ho preparato il risotto di orzo:
ho affettato sottilmente un piccolo cipollotto di Tropea, gli zucchini 2 li ho fatti a striscioline fini, 
i gamberetti e i moscardini tutto insieme in una padella con un goccio di olio. Al momento che
il pesce ha procurato liquido ho versato l'orzo e allungandolo con il brodo vegetale caldo l'ho portato a cottura.  Sono passati molti minuti prima che giungesse in tavola, l'orzo si è bevuto molto brodo, ma il risultato non ha fatto rimpiangere il riso.